Antichi mulini

Lungo la valle del Samoggia hanno operato nel corso dei secoli circa 60 mulini ad acqua, che nel secolo XX hanno cessato l’attività, per effetto del progresso industriale; i loro fabbricati sono stati convertiti in abitazioni o sono scomparsi, i loro canali sono stati livellati. Oggi solo tre impianti della zona sono in grado di funzionare ad acqua: il molino del Dottore (Rodiano), il molino delle Rovine (Vedegheto) e il molino del Notaro (Tolè). I mulini ad acqua avevano funzionato per due millenni, adempiendo alla più importante delle funzioni alimentari. Già noti ai Greci e diffusi in tutta l’area mediterranea, essi vennero impiegati su vasta scala dai Romani nell’ultima fase del loro Impero, quando la manodopera servile cominciò a scarseggiare. Nel Medioevo questi impianti furono monopolizzati dai signori e dalle grandi abbazie, ma nei secoli XII-XIII anche i nascenti comuni ebbero i loro mulini, sovente spettanti in proprietà per quote ai capifamiglia. Col Rinascimento e l’Età moderna i mulini divennero infine proprietà privata. In ogni caso l’attività molitoria è sempre stata regolata dalle pubbliche autorità con norme severe, sia per quanto riguarda i permessi di costruzione e l’attingimento dai corsi d’acqua sia per quanto si riferisce alle modalità di macinazione. Sotto l’aspetto tecnico va precisato che nell’Appennino è stato presente quasi esclusivamente il tipo di mulino a ruota orizzontale, poiché quello a grande ruota verticale non trova nel territorio le condizioni adatte (morfologia del terreno, portata del corso d’acqua). Anche la densità dei mulini e la lunghezza dei rispettivi canali sono in relazione al territorio. Poiché il getto d’acqua sui catini deve cadere da almeno tre metri, a valle di Savigno (dove la pendenza è minore) occorrevano lunghi canali e gli impianti erano piuttosto radi. Nella zona montagnosa di Savigno, invece, il dislivello veniva raggiunto ben presto e pertanto i canali erano cortissimi ed i mulini assai frequenti. In entrambi i casi, comunque, i canali condizionavano il paesaggio in modo assai marcato e positivo, dal momento che ve n’era sempre uno, a destra o a sinistra (mai tutti e due contemporaneamente).

 

(fonte: “Le valli del Samoggia e del Lavino nella Storia. Itinerari luoghi personaggi” Edito dalla Comunità Montana Unione dei Comuni Valle del Samoggia 2007)